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Archive for ottobre 2011

C’era una volta un Delfino che aveva viaggiato e lottato tanto, combattendo contro tutti coloro che volevano usurpare i suoi sogni e i suoi pensieri. Ma un giorno, per un inspiegabile destino, il Delfino provò all’improvviso, una stanchezza che gli tolse la voglia di combattere le sue battaglie, forse esaurito dalle fatiche trascorse. Finché un bel giorno, come d’incanto, il Delfino incontrò una Conchiglia che amava la vita, e che con semplicità ne apprezzava ogni istante. La Conchiglia stava cercando qualcuno che come Lei amasse le cose semplici, e scoprisse il perché della vita. Il Delfino e la Conchiglia si incontrarono oltre la fine del mondo e del mare, riuscendo finalmente a parlare la stessa lingua, quella del cuore…in cui trovarono ogni risposta. Il Delfino finalmente riuscì a ritagliarsi del tempo per sé, e la libertà che la Conchiglia cementò il loro amore. La Conchiglia si sentì protetta,  e finalmente trovò il significato di un amore sincero e appassionato.
La morale della storia è: auguro a tutte le coppie del mondo di amarsi, aiutarsi, comprendersi, lottare insieme, sopratutto avere quell’altruismo nel rispetto dell’altro, che faccia durare il loro sentimento…sino alla fine del tempo. a.c.a.

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C’era una volta un gabbiano coraggioso alla ricerca della perfezione: il suo nome era Jonathan. Lui voleva volare, ma non come gli altri che consideravano il volo solo come un mezzo per procacciarsi il cibo. Lui voleva volare per volare. Passò così la vita perfezionandosi con amore e passione, fino a raggiungere velocità e maestria eccezionali. Per questo fu bandito dalla moltitudine ottusa. Dopo la morte capì che non c’era la morte, o meglio che la vita è solo uno stadio, un livello da superare, cui ne seguono infiniti altri, che portano ad una conoscenza tale da superare le barriere dello spazio e del tempo. Viveva in un altro mondo, con pochissimi gabbiani, allenandosi in un altro punto di arrivo e di partenza, ma non si dimenticò mai dei suoi fratelli e tornò ad aiutarli, tra successi e incomprensioni . Nella mia fiaba il Gabbiano Livingston si innamorò di una Conchiglia che capì il suo modo diverso di vivere la vita, e insieme furono felici riconoscendosi sempre dal cuore, dagli occhi e dalla loro anima.
La morale di uno dei libri che ho amato fin da bambina…e amerò fino alla fine della vita, credo sia: avvicinandosi alla natura, distaccandosi dall’uomo e dalla sua cupezza meccanica, ci si sente liberi e benché imperfetti, capaci dell’estremo. Quando con umiltà si cerca di mantenere fermi i propri ideali e valori,  si possono vivere mille vite in una, ma solo se da persone coraggiose si manterranno: cuore sincero e felicità dentro di sé per sempre, a prescindere da tutto il male che si sarà subito. a.c.a.

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C’era una volta una casa molto semplice, costruita dentro un coppo vecchio e rotto. La casa non era lussuosa, ma aveva i colori della speranza. I mobili erano gialli come il sole e color del legno, per ricordare le radici della vita.
La morale della storia è: basta molto poco per sentirsi felici, e se si fa fatica a ritrovare la felicità autentica perché qualcosa o qualcuno ha cercato di portarvela via, non siate mai tristi, andate avanti e pensate che tutti noi siamo nati con uno scopo importante. Pensiamo a un compito ben preciso e positivo da svolgere. Possiamo dare una mano a chi è meno felice, a chi non riesce a ritrovare la gioia di vivere, possiamo lottare per la pace, per il rispetto degli altri e la Natura, e tanto altro ancora. Uniti e positivi possiamo fare molto per noi, soprattutto agli altri. Se qualcuno è giù di morale aiutatelo anche solo con un piccolo gesto, perché ne avrete riconoscenza eterna. a.c.a.

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C’era una volta una Conchiglia ribelle, che non amava comportarsi in modo uguale alle altre conchiglie; ma non lo faceva per apparire diversa o per sembrare migliore, era diversa,  per questo motivo appariva strana… La Conchiglia credeva nella Pace, nella Speranza, nella Vita, stava male quando qualcuno soffriva. Un giorno come d’incanto, cominciarono a spuntare “fiori colorati” sopra di Lei, un prato nel cielo, che come il cielo…era blu.
La morale della storia è: quelli che sperano sembrano strani, quelli felici sembrano matti, quelli che amano o soffrono per gli altri sembrano finti, ma la verità sta dentro il cuore sincero di chi sa capire davvero l’autentica realtà. a.c.a.

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C’erano una volta due stelle del mare che erano stanche di viaggiare. Le due stelle del mare, diventate tristi e alla ricerca di una meta, si erano fermate su una spiaggia solitaria. Un giorno una ragazza che credeva nei sogni, vide le due stelle mentre passeggiava sulla spiaggia, mentre riaffioravano i ricordi più emozionanti dei suoi genitori,  scomparsi per un crudele destino, così le raccolse. Sul viso della fanciulla scese una lacrima che finì sulle due stelle. In quel momento le stelle si illuminarono di colori e vita,  e la fanciulla tornò ad avere un sorriso di speranza, perché sentiva che quello era un segnale mandato da loro, da qualche parte dell’Immenso.
La morale della storia è: non dimenticare mai coloro che hai tanto amato,  affrontando la vita con coraggio e ottimismo fino all”ultimo respiro di vita. a.c.a.

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C’era una volta una piccola Isola della Speranza, in cui tutto era color pastello. In cima alla “Montagna Conchiglia” viveva una sola famiglia dentro una casa gioiosa. Attorno all’Isola della Speranza c’erano fiori di Dolcezza, un prato verde d’ Amore, e la parola d’ordine su quell’Isola era: “Provare sentimenti sinceramente”. Purtroppo solo quella famiglia abitava quell’Isola perché era l’unica a saper rispettare quelle regole alla base della vita.
La morale della storia è: se il tutto il mondo si trasformasse in quella piccola Isola, credendo nuovamete nell’altruismo globale, pace universale,  e inutilità della guerra, ogni popolo contribuirebbero a formare un mondo migliore. Auguro ad ognuno di noi, di trovare la propria Piccola Isola Felice da condividere con le persone care…fino alla fine dell’ultimo respiro che poi tornerà ad essere. a.c.a.

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